“17 Re” dei Litfiba in concerto: quarant'anni dopo il capolavoro è ancora rivoluzionario
Per parlare del presente è servito un disco di quarant'anni fa. Dopo l’addio annunciato con “L’Ultimo Girone”, il ritorno dei Litfiba sui palchi sembrava un’ipotesi improbabile. Ma la celebrazione di “17 Re” nasce dalla necessità di riportare al centro un album che non solo ha segnato una delle stagioni più audaci del rock italiano, ma ancora oggi, conserva intatta la sua capacità di raccontare il nostro tempo.
Foto di Riccardo Bagnoli
L’annuncio del tour commemorativo per i 40 anni di “17 Re” è stato un fulmine a ciel sereno. Quattro anni fa i Litfiba avevano già salutato il pubblico con il tour d’addio "L'Ultimo Girone", e sulla carta non c’erano motivi apparenti per ritornare a calcare i palchi. In passato la band di via de' Bardi aveva già reso omaggio al loro incredibile repertorio delle origini con il tour “Trilogia 1983-1989”, interamente dedicato al loro periodo più sperimentale e coraggioso.
Tra questi dischi, “17 Re” è sicuramente la perla del trittico, e rappresenta l’apice della produzione del gruppo. Prima della fama nazionale, della svolta al rock più commerciale e radiofonico di “El diablo”, c’erano cinque ragazzi che avevano trovato un equilibrio artistico perfetto e lo avevano incanalato in un disco meraviglioso. Un album in grado di accompagnarti verso universi sonori impensabili per l’Italia dell’epoca, e di mescolare stili new wave a influenze world music con una personalità unica e rara. Ma soprattutto: un’opera politica lunga e ambiziosa. Era impensabile che i Litfiba non la avessero mai eseguita dal vivo nella sua interezza. Un annuncio talmente clamoroso da far chiudere un occhio ai fan sul finto ritiro annunciato pochi anni prima.
Partito da Perugia, il tour approda a Milano il 7 luglio al Kozel Carroponte di Sesto San Giovanni (Milano) e l’emozione è già palpabile dalla coda all’ingresso. Il concerto è anche l’occasione per ascoltare l’inedito “17 Re”, brano che nel lontano ‘86 diede il nome al disco senza poi farne parte. Nel corso dei decenni, la sua registrazione misteriosa era stata protagonista di varie leggende e speculazioni che hanno trovato risposta solo pochi mesi fa, quando i Litfiba hanno deciso di rimettere mano ai vecchi demo e di ri-registrare il brano in una forma che finalmente li convincesse.
Per molti fan, il suono e determinate scelte di mix rendevano la nuova pubblicazione troppo moderna e distante dalle atmosfere del disco di riferimento, ma in sede live questa riesce finalmente a esprimere tutto il suo potenziale. Il brano si inserisce magnificamente in scaletta e suona coeso con gli altri brani, restituendo ai 16 re il loro 17esimo.
Quello che colpisce subito è la scelta di non eseguire il disco nel suo ordine di tracklist, inizialmente spiazzante ma sicuramente efficace. Non tanto perché la scaletta originale dell’album non funzionasse, quanto per ovviare l’inevitabile senso di prevedibilità tipica dei concerti celebrativi. Piero introduce ogni brano contestualizzandolo nel panorama odierno; critica l’attuale governo italiano, le politiche di Trump e i disastri ambientali, incitando il pubblico a non arrendersi.
E’ in questi momenti che “17 Re” dimostra di essere un disco senza tempo e ancora in grado di parlare dell’uomo e del nostro presente. Un racconto talmente moderno da fugare ogni dubbio su una possibile operazione nostalgia. Non c’è nulla di consolante nell’attualità dei temi trattati in “17 Re”, che oggi colpisce più forte che mai.
Il giro di basso sospeso di Maroccolo introduce “Come un Dio”, e quando il resto della band attacca è chiaro che è ancora capace di graffiare. Luca Martelli esegue il lavoro di Ringo De Palma con minuzia ed energia, mentre Aiazzi tesse trame sintetiche alle tastiere e catapulta gli spettatori nelle fantastiche atmosfere post punk degli esordi.
Ghigo è sempre Ghigo, e forse meriterebbe più volume e spazio sul palco, specialmente durante gli assoli leggendari di “Sulla terra” e “Vendetta”, eseguiti consecutivamente tutti d’un fiato. Piero è in splendida forma. Ovviamente non ha più l’età per saltare sul palco come fino a qualche anno fa, ma la sua esecuzione è pulita, presente e carica di intensità. Fra un brano e l’altro trova spazio per qualche scambio col pubblico e momenti di gioco con gli altri membri della band, confermandosi il frontman istrionico che è sempre stato.
Il palco è essenziale, senza fronzoli o smielati video autocelebrativi. Sullo sfondo svetta il faccione del Re Scimmia in CGI che da qualche mese è al centro della comunicazione di questa nuova reunion. E’ una delle poche note stonate della serata, e non se ne capisce appieno la necessità. Forse è un modo per rendere “moderno” questo come back. Sicuramente sarebbe stato più efficace l’utilizzo dello splendido artwork originale che, ad oggi, rimane una delle copertine più belle dell’intera discografia italiana.
Un’altra grande pecca è la mancanza di un’esecuzione integrale di “Febbre”, che lascia un po’ di amaro in bocca e solleva molti interrogativi sui motivi della sua esclusione. Viene solo suggerita a inizio concerto come intro di pianoforte per traghettare dolcemente lo spettatore dentro le atmosfere lunari del disco.
La serata scorre tra un capolavoro e l’altro, e il congedo finale tocca proprio a “Resta”, che nella tracklist ufficiale dell’album occupa invece il ruolo di apripista. Il live quindi chiude il cerchio con il suo principio, e la band lascia il palco all’apice della catarsi collettiva.
Il viaggio potrebbe anche concludersi qui. La compattezza dell’intero set non richiederebbe ulteriori aggiunte, ma i Litfiba hanno da sempre abituato il pubblico a scalette più lunghe, e decidono di rincarare la dose con altri brani del loro periodo in I.R.A. Records; da "Istanbul" a “Santiago”, fino alla classica doppietta micidiale da fine concerto “Tex” e “Cangaceiro”.
L’ascolto quasi religioso dell’album si trasforma in una festa in piazza, e il pubblico esce dal Carroponte con gli occhi lucidi di ricordi e, forse, ringiovanito di qualche anno.
Non è assolutamente chiaro il futuro dei Litfiba, se questo è stato veramente il loro ultimo saluto o se hanno già in serbo ulteriori sorprese per noi. Bisogna ammettere che la loro vena creativa in studio si è ormai esaurita da tempo, ma la potenza live c’è ancora tutta.
Il loro repertorio resta sorprendentemente tuttora attuale e sfruttabile, quindi è lecito aspettarsi qualche altro colpo di coda. Ma non c’è fretta, un concerto su “17 Re” era il sogno nel cassetto di tantissimi fan, e ora che si è realizzato ci vorrà sicuramente del tempo per metabolizzare.
Chissà se è successo davvero o se, come Pierrot, stanotte abbiamo soltanto sognato la luna.
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Testi a cura di: Alberto Ruffa
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