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Laurie Anderson in concerto alla Triennale Milano: un violino minimalista contro il collasso del mondo
Foto di Ebru Yildiz
Se c’è una persona che ha hackerato il concetto stesso di pop star senza mai degnarsi di esserlo, quella è Laurie Anderson.
Prima ancora che l’industria culturale coniasse il termine “transmediale”, prima che si capisse che il futuro della musica elettronica sarebbe stata un ibrido senza etichette, lei ne incarnava l'archetipo ante litteram: campionando il proprio violino modificato con nastri magnetici, scalando le classifiche con gli otto minuti ipnotici e alieni di O Superman e diventando l'unica artista residente mai nominata dalla NASA.
Dalla New York punk ed intellettuale degli anni Settanta ai palchi condivisi con il marito Lou Reed, la sua intera carriera è avanzata senza mai seguire una linea retta tra art rock, performance art e filosofia d’avanguardia.
Credits: Michael Lavine Photography
Venerdì 29 maggio, questo monumento vivente alla sperimentazione atterra nel Giardino di Triennale Milano alle ore 21:00 per presentare Republic of Love. In un'essenziale, cruda e magnetica versione solo, armata unicamente di voce e violino elettrico, la Anderson officierà il suo rito minimalista per decifrare le macerie della modernità. Nello show, l'artista rilegge brani iconici del suo repertorio (come Big Science o Language is a Virus) alla luce delle sfide attuali, offrendo le sue lenti d’amore per comprendere l'impatto della tecnologia e della politica sulle nostre vite.
Un'occasione che Milano ha deciso di sigillare consegnando all'artista il Diploma d'Onore. Si tratta della massima onorificenza dell’istituzione milanese, assegnata per blindare il valore di un percorso unico e celebrare una pioniera capace di rendere leggibile l'impossibile.
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