La Via Serpentina di Carl Jung ✷ Luna Nuova in Capricorno ♑︎ Gennaio 2026
La psiche si muove a spirale, non in linea retta. Oscilla tra pensiero e sentimento, tra separazione e unione, tra autonomia e appartenenza. Tuttavia, questa oscillazione tra gli opposti richiede, a un certo punto del processo evolutivo, un contenitore che la sostenga. La Luna Nuova in Capricorno attiva simbolicamente questo stesso processo: il passaggio dalla potenzialità indifferenziata all'attuazione concreta. Smettere di vagare e iniziare a costruire, in coerenza coi nostri ideali. Questo è il compito che il Capricorno pone all'inizio di ogni ciclo annuale.
INDICE
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Sul passaggio dalla potenzialità all’attuazione
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Sul cercare sé stessi e gli inganni della dispersione
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Come trovare la propria metodologia per direzionare l’energia
«Sono orfano, solo, ma vengo trovato ovunque. [...] Il mutare dei tempi non mi tocca»
(Iscrizione di Jung sulla sua pietra a Bollingen)
Nessuna attesa edifica
Il primo errore dell'essere umano è credere di doversi scoprire, quando in realtà dovrebbe inventarsi.
Scoprire implica che da qualche parte, in qualche cassetto cosmico, esista il vostro posto perfetto, con tanto di targa nominativa e vista panoramica sul destino. Quando smettete di cercare il vostro posto nel mondo, capendo che non è un luogo esterno ma interno, cominciate invece a costruirlo.
La prima Luna Nuova dell'anno intercetta esattamente questa frattura che solca il passaggio dall'attesa alla fondazione. Il Capricorno, il segno del Costruttore, incarna la disciplina agentiva necessaria a tracciare il perimetro, scavare le fondamenta, erigere muro dopo muro la struttura che vogliamo per il nostro progetto esistenziale.
«Cominci a presagire la totalità quando abbracci il tuo principio opposto, poiché la totalità poggia su due principi opposti che crescono da un'unica radice».
(Libro Primo, Mistero – Incontro)
Jung, nel Libro Rosso, cattedrale di visioni dove testimonia i suoi incontri col divino e col terrificante, s’imbatte in due personaggi che sembrano usciti da un'opera lirica wagneriana: Elia, il vecchio saggio tutto logos e luce, e Salomè, sua figlia cieca, tutta eros e passione. Fra loro, un serpente.
Capisco che a prima vista la scena sembri il delirio di chi ha esagerato con l'assenzio, ma quando il serpente stringe il corpo di Jung fino a farlo sanguinare, Salomè recupera di colpo la vista: l'amore cieco diventa amore che vede.
La stessa dinamica governa il mutamento dalla ricerca identitaria alla costruzione del Sé: la compressione precede l'espansione, la privazione genera la forma, il limite diventa slancio fondativo. Non c'è scorciatoia.
«La via della vita si snoda sinuosa come un serpente da destra a sinistra e da sinistra a destra, dal pensare al piacere, e dal piacere al pensare».
(Libro Primo, Cap. IX, Mistero – Incontro)
Il movimento serpentino descritto da Jung rivela che la via verso la totalità procede per oscillazioni, sebbene fin da piccoli ci convincano che le conquiste siano lineari.
Il Capricorno, segno di terra cardinale, governa questa ondulazione attraverso la struttura: incanala il moto del duende dandogli argini entro cui scorrere senza disperdersi in mille rivoli—i dubbi, le paure intra-psichiche, le credenze limitanti con cui ci trastulliamo impedendo al magistero dell'amore per noi stessi di fare irruzione nella nostra vita di adulti.
II. Provare di tutto non vi porterà mai a scegliere
Bisogna comprendere che "trovare il proprio posto nel mondo" non implica dunque raggiungere una condizione statica di appartenenza definitiva, bensì imparare a tracciare coordinate sempre più precise nel caos dell'esperienza.
Penso a quanti dei miei amici hanno passato l'ultimo anno collezionando esperienze come a un bazar turco: un master qui, un corso di ceramica là, tre weekend di meditazione, due certificazioni online. E alla fine? Alla fine si ritrovano sempre alle prese con un lavoro che non li edifica e senza la minima idea di chi sono.
L'iniziazione capricorniana guarda tutti, nessuno escluso, con quel piglio che hanno i capimastri davanti ai dilettanti e che dice: "Bello il tuo collage, caro. Adesso però dimmi: quali fondamenta vuoi gettare?"
Scegliere ci impone di rinunciare all'ubiquità delle possibilità per incarnare una forma specifica, finita e situata. E, soprattutto, accettare la responsabilità di una vita che non si replica.
III. Una casa che non distingue tra fondamenta e tetto crolla
Così un'identità che non distingue tra nucleo e periferia si cristallizza in maschera (recita forzata che rincorre il plauso del mondo) o si disperde in io assediato (invaso dalle tossine di una modernità alienata).
Crescere e individuarsi implica passare per una strettoia—la morsa del serpente—gettando un'ancora sulla nostra volubilità: le passioni e i desideri incontrollati.
Cosa significa tutto questo nella quotidianità?
Quel progetto che avete nel cassetto da tre anni non diventerà realtà finché non rinunciate a ciò che vi frena. Quella persona che vorreste diventare rimane un fantasma finché non sacrificate le vecchie abitudini che vi mantengono nel limbo dell’inazione.
Solo quando smettete di fluttuare tra cosa vi piacerebbe provare e cosa vi incuriosisce, iniziate a chiedervi cosa siete disposti a edificare con pazienza monastica per i prossimi cinque, dieci, vent'anni.
Bisogna imparare da soli che l'arte è al contempo una metodologia, che noi soli possiamo vedere realizzata. L'anima reclama una disciplina sacrosanta. Distinguere, separare, classificare, gerarchizzare: queste sono le azioni che dobbiamo allenare a nostro carico.
E se ogni Luna Nuova è un azzeramento, un ritorno al buio fertile dove le intenzioni possono germogliare, questa prima lunazione dell'anno porta in particolare l'impronta dell'inizio assoluto, del gesto primordiale che separa il cosmos dal caos.
Perché questo è il punto: trovare il proprio posto non significa scoprire una vocazione mistica che cade dal cielo mentre meditate in posizione del loto. Significa scegliere un pezzo di terra, prendere il piccone, e iniziare a scavare.
“Sono orfano, solo, ma vengo trovato ovunque… Sono uno, ma ho di fronte il mio opposto. Sono insieme giovane e vecchio. Non ho padre né madre, per questo devono trarmi dal profondo come un pesce, per questo cado dal cielo come una pietra bianca, vago per boschi e monti ma sono celata nell'intimo dell'uomo. Per tutti sono mortale, eppure il mutare dei tempi non mi tocca. Qui, sta la comune pietra il cui prezzo è assai modesto quanto più è disprezzata dagli stolti tanto più è amata dai saggi. Il tempo è un fanciullo che gioca a dadi, questo è Telesforo, che percorre le oscure regioni del cosmo e dal profondo risplende, come una stella, indica la via alle porte del sole e alla terra dei sogni”.
(C.G. Jung)
Riproduzione riservata © | Scritto da Giuseppina Myriam Mendola | Founder di Sintesi Aurea
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