Perché il sindaco di New York adotta il metodo Abramović: istruzioni per leader politici e creativi


 

Cosa hanno in comune Marina Abramović, l'alta borghesia del MoMA, l'attivissimo nuovo sindaco di New York e un'icona del cinema come Al Pacino in posa per Moncler? La risposta non si cela in un evento mondano, bensì nel modo in cui questi protagonisti stanno utilizzando l'arte come leva universale, dispositivo narrativo capace di trascendere gli ambiti, siano essi il marketing, l'immagine pubblica o le relazioni. Un segnale chiaro per ciò che verrà: nel 2026 non basterà più comunicare. Bisognerà saper tessere relazioni.

 
 

INDICE

  • L’ascesa del Capitalismo Relazionale

  • Il caso Mamdani

  • Nell’arte, come nel marketing, il vero successo è quello che smette di essere "pubblicità" per farsi "accadimento"

  • Previsioni per il 2026: sarà inaspettatamente l’anno dell’analogico?

 

Marketing Reboot: l’ascesa del capitalismo relazionale


Guardate queste immagini. Cosa vediamo? Abbiamo una "pizia" serba che fissa il vuoto al MoMA, un sindaco di New York che tenta di trasformare il marciapiede in un confessionale civico e due mostri sacri come Al Pacino e De Niro che si guardano come se stessero decidendo chi debba pagare il conto di una vita intera. Il filo rosso? Una sedia, dispositivo di prossimità, che ha segnato la storia della performance e oggi si rivela capace di trascendere gli ambiti, siano essi il marketing, la moda o la comunicazione politica.


 

Due sedie e una stretta di mano sono tutto ciò che ci serve per ritornare umani.

 

Siamo al cospetto di un curioso fenomeno di saccheggio e risignificazione, compiuto per ben due volte, nel giro di una stagione. La celebre sedia con cui Marina Abramović trasformò l'attesa in liturgia collettiva ("The Artist is Present"), è stata sfilata dal tempio dell’arte per essere offerta in dote ai due demiurghi del secolo: lo spin doctor e il direttore creativo.


Se il Sindaco di New York scende dal trono: il caso Mamdani


Foto via karamccurdy

 

Prendiamo il nuovo Sindaco di New York, Zohran Mamdani, classe 1991. Mette in cantina podi e megafoni, prende due sedie e scende in strada. Reinventa così per  il Museum of the Moving Image di Astoria, nel Queens, la famosa performance in "The Mayor is Listening": un happening civico dove ascolta i cittadini per raccogliere le loro testimonianze vissute. 

 

Fonte: New York Times / Illustrations by Josh Cochran


 

Il sindaco che ha capito che nel 2025 un'ora di ascolto su uno sgabello vale più di un milione di dollari in sponsorizzate.

 

È geniale nella sua semplicità: il potere scende dal trono e si siede sullo sgabello della disponibilità e dell’empatia. È l'arte che si fa amministrazione o forse l'amministrazione sulle tracce di quell'aura fondata nel qui ed ora, smarrita tra i deepfake della propaganda e i consensi sintetici generati dai bot?

 
 

Progettare vicinanza: lezione per i creativi del futuro


Appena sessanta giorni prima — nota l’occhio fino di Irene Stanghetta, contributor e stylist, con una formazione in industrie creative —  anche Moncler aveva deciso di 'fare la spesa' nel repertorio della Madre della Body Art, reinterpretandone le ricette.

L’agenzia Say Who mette a tavola De Niro e Al Pacino, due totem della recitazione. Se li analizziamo da un punto di vista comunicativo, si guardano come se stessero decidendo chi debba pagare il conto di un’intera vita. I brand non usa le due icone per vendere piume, ma per estrarre aura da un legame, tentando di colmare con un'immagine d'autore l’inevitabile vuoto narrativo del prodotto in sé. Una stretta di mano divisa da un tavolo. Gli scatti in bianco e nero del ritrattista Platon — uno che ha guardato negli occhi tutti i potenti della terra — rendono evidente che qui non si stia più vendendo né il piumino Maya 70 né la giacca Bretagne, ma la temperatura universale di una relazione: l'unico lusso che il denaro ancora non riesce a produrre in serie.


 

In meno di una stagione, quella sedia è stata promossa — o forse declassata — ad arma di attrazione di massa.

 

Tra le righe di questo bianco e nero, si legge chiaramente la prossima rotta del 2026: prima ancora della genesi dell'oggetto, servirà progettarne la vicinanza che è capace di generare. La stessa che viene reclutata per nobilitare tanto le urne elettorali quanto le trame d’un nylon d’alta quota.


 

De proprietatibus rerum di Bartolomeo Anglico, folio 169 retro


Due sgabelli, un tête-à-tête, il nostro inconscio collettivo


È così che un gesto minimo, sedersi e restare, in ambo i casi, funziona perché attiva una familiarità visiva che l’inconscio sa già decifrare.  Non è questa la sede per scandagliare il complesso "universo Abramović", analisi che rimandiamo volentieri dopo le ferie natalizie. Eppure, a fine anno, ci è sembrato necessario gettare le nostre reti proprio qui, tra queste corrispondenze tra arte e mercato.


 

Cosa ci insegnano, oggi, la politica che cerca un'anima e la pubblicità che cerca una storia?

 

Che, in questo nostro anno domini 2025, non basta più colonizzare lo spazio visivo:  bisogna farsi rabdomanti d’intimità per ritrovare quella sostanza fragile, ma densa di significato, che scavalca ogni etichetta e che credevamo perduta.

L’insight per il 2026 è presto servito: il pubblico, stanco di essere zimbellato come una fascia di mercato,  reclama il peso specifico dell’umano e dell’analogico, alla ricerca di un silenzio che non sia mediato da uno schermo. Non basteranno i soliti slogan, né ready-made sintetici partoriti da un artificio.

Per ottenere fiducia o preferenza, dovrete offrire ascolto e una sedia. E praticare l’arte, quella capacità squisitamente creativa, di abitare un’esperienza vera. Perché se l'emozione è l'esca, la complicità è il segreto: l'unica cosa che resta, ostinatamente, fuori catalogo.

Viva Marina!

 

Riproduzione riservata © | Scritto da Giuseppina Myram Mendola e Irene Stanghetta 

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